Dall’urbanistica programmata all’urbanistica ad istanza

Dall’urbanistica programmata all’urbanistica ad istanza

 

Il 28 novembre 2019 si è svolto presso la Loggia dei Mercanti di Ancona, un convegno dal titolo “La RigenerAZIONE delle CITTÀ: scenari, strumenti e buone pratiche” promosso dall’Ordine degli Architetti PPC della provincia di Ancona e patrocinato da enti ed istituzioni che a vario titolo occupano una visione privilegiata sulle tematiche che riguardano la città contemporanea.

 

Presente all’iniziativa anche la Provincia di Ancona, che attraverso l’intervento dell’Arch. Sergio Bugatti, funzionario dell’Urbanistica, ha analizzato i limiti e risorse degli strumenti vigenti dal 1992 ad oggi. La Provincia infatti dall’approvazione della L.R. 34/1992, segue l’iter delle varianti urbanistiche dei Piani Regolatori comunali, assicurandone  la conformità con la normativa vigente e con le previsioni della pianificazione territoriale sovraordinata.

 

Nella sua relazione, l’Arch. Bugatti ha sottolineato lo stretto legame tra la rigenerazione urbana nei Comuni e gli strumenti di pianificazione, quali il Piano Paesistico Ambientale Regionale (P.P.A.R.) e il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (P.T.C.). Dall’osservatorio provinciale emerge che nell’arco di 10 anni - dal 1994 al 2004 - tutti i Comuni della Provincia si sono adeguati al P.P.A.R., redigendo un nuovo Piano Regolatore in sostituzione del programma di fabbricazione o, in alcuni casi, del precedente P.R.G..  Attraverso questo adeguamento dei piani comunali è stato possibile analizzare come l’urbanistica ha cercato di gestire il governo del territorio. I Comuni hanno, in vario modo, recepito le tutele paesaggistico-ambientali nei propri strumenti pianificatori. Il paesaggio storico-agrario, i corsi d’acqua, i centri storici e tutte le altre categorie costitutive del paesaggio marchigiano sono state, in alcuni casi, occasioni di valorizzazione e risorse dei territori, mentre in altri casi, sono stati intesi come una limitazione alla spinta edificatoria e alla valorizzazione fondiaria delle aree. Tra il 2005 e il 2010 sono arrivate alla conclusione anche le cosiddette “varianti” di seconda generazione che hanno introdotto ulteriori aree di espansione, non sempre calibrate sulla reale crescita demografica e sulle necessità produttive dei Comuni.  La pianificazione sovralocale nel primo decennio degli anni 2000 si arricchisce di strumenti di tutela e di leggi che promuovono il contenimento del consumo di suolo e il recupero del costruito attraverso l’introduzione di meccanismi di copianificazione (i PRUSST, i PRU, la VAS, la STRAS, ecc..).  Tuttavia il cambiamento importante di scenario si osserva dopo il 2011, a seguito dell’approvazione da parte della Regione Marche della L.R. 22/2011 che introduce espressamente la limitazione del consumo di suolo agricolo, oltre a meccanismi di perequazione e compensazione e specifici programmi operativi per la riqualificazione urbana (PORU). Si assiste quindi alle cosiddette varianti in riduzione: i comuni compongono li varianti assecondando le richieste di riduzione dei cittadini, previa pubblicazione di un bando, oppure nei singoli casi di richieste in ampliamento viene utilizzato il meccanismo della compensazione.  Emerge chiaramente che la crisi del modello pianificatorio attuale, ha strette connessioni con la crisi economica e sociale ben visibile negli interventi del fotoreporter Claudio Colotti e dell’antropologo Giorgio Cingolani. Ipotizzare scenari, fornire strumenti adeguati e diffondere buone pratiche sembrano le azioni indispensabili per chi si occupa oggi di governo delle città e dei territori.