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Partito democratico - L'Ulivo

CASA DELLA MEMORIA: UN ANNO DOPO

 

Nel dicembre del 2010, il Consiglio Provinciale approvò all’unanimità un atto di indirizzo con il quale si chiedeva alla Giunta Provinciale, che ha funzioni esecutive e gestionali, un impegno a valorizzare il prezioso e consistente patrimonio archivistico e bibliografico posseduto dagli Istituti Storici anconetani in un unico contenitore. Ciò, allo scopo non solo di mettere nelle condizioni di conservazione migliori di quelle attuali il materiale documentaristico, ma anche di sviluppare le attività di pubblica consultazione per quanti fossero motivati da ragioni di interesse culturale individuale, o legate ad una attività di ricerca storica professionale. L’idea era quella dell’istituzione di una vera e propria “Casa della Memoria”. Purtroppo ad oggi, anche per ragioni complesse di carattere logistico, pienamente comprensibili, nulla è stato avviato. E gli Istituti Storici della città di Ancona continuano, così come fanno da troppi anni, a gestire un “bene comune” in condizioni di forte precarietà e con sempre più scarse risorse economiche. Quest’aspetto, senza voler sottrarre nulla alle a me note difficoltà di ogni Istituto, riguarda in particolare l’Istituto Regionale per la Storia del Movimento di Liberazione delle Marche e l’Anpi, che hanno sede nel complesso del Rettorato, dove è conservato anche parte dell’Archivio della Provincia di Ancona e il patrimonio bibliografico della biblioteca “Rodolfo Mondolfo”, che è a tutti gli effetti della Provincia di Ancona. La fase di evoluzione istituzionale ed amministrativa di riforma delle Province, che riguarderà da subito quella di Ancona, e il fatto che il complesso del Rettorato è stato inserito nel Piano delle Alienazioni, approvato qualche settimana fa con il Bilancio di Previsione, a decorrere dal 2013, pone le problematiche sopra evidenziate sotto il profilo dell’urgenza. Nel momento in cui il mandato del Consiglio Provinciale sta per volgere al termine, sento l’obbligo, io che anconetano non sono, di lanciare alla città di Ancona, all’associazionismo locale, alle forze politiche e alle Istituzioni un appello: è mai possibile che non si riesca, a meno che non lo si voglia, a trovare una soluzione per non disperdere un patrimonio culturale così importante, che rappresenta la nostra storia civile e democratica a partire dal Risorgimento, che testimonia la storia del movimento agrario ed operaio del nostro territorio, che documenta la storia di alcuni partiti politici? Sono dell’opinione che, se una comunità, e chi la rappresenta, è convinta che non solo quel patrimonio vada conservato, ma anche valorizzato per attività scolastiche ed educative, messo a disposizione della ricerca storica, una soluzione la si trova. Proprio perché quel patrimonio è considerabile quale “bene comune”. Più di un anno fa ho lanciato un’idea, e ringrazio i Consiglieri Provinciali che l’hanno condivisa e con i quali abbiamo avuto modo di conoscere la vita e le attività dei diversi Istituti, e quello a noi competeva per i poteri del Consiglio Provinciale. Spero che su questa situazione in città, ma anche oltre, si apra un dibattito e si trovino disponibilità a risolvere questo problema; quanto a me, così come credo anche altri colleghi consiglieri, sono disposto volontariamente, oramai da quasi semplice cittadino di questa Provincia, a dare una mano.

 

 
 
 
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