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Le strade del Jazz - 2013 - CONFERENZA STAMPA

 

 
dal:
12-10-2013
al:
12-10-2013
 
sede:
 
 
orario:
 
 
 

Ancona, 12 ottobre 2013 - ore 12

 

al Grand Hotel Palace

(Lungomare Vanvitelli -Ancona)

 

CONFERENZA STAMPA

 

per la presentazione della 14^ edizione

 

LE STRADE DEL JAZZ

Rassegna itinerante nel territorio provinciale

 

Saranno presenti i rappresentanti della Provincia di Ancona, del Sistema Museale della Provincia di Ancona e dell'Associazione "Spaziomusica", cui è affidata la direzione artistica e organizzativa.

 

 

Ancona, 9 ottobre 2013

 

Ufficio stampa della Provincia di Ancona

Simone Massacesi

 Telefono 071 58 94 222

Cellulare 339 163 39 39 - 338 65 20 815

s.massacesi@provincia.ancona.it

www.provincia.ancona.it

 

Ancona Jazz 327.6844552

Andrea Piermattei : 329/1238326

 

 
 

LE STRADE DEL JAZZ 2013 -  14^ EDIZIONE

 

Finalmente, dopo lunga attesa, riparte "Le Strade del Jazz", manifestazione tra le più amate e seguite da appassionati di jazz (e non solo) della provincia di Ancona (anche qui, non soltanto). E' servito un forte e costante impegno per mantenere un appuntamento che, con la crisi che stiamo attraversando, stava correndo il forte rischio di essere soppresso. Ma la volontà degli organizzatori,delle forze politiche coinvolte e dei numerosi attestati di stima da parte del pubblico, è riuscita a prevalere, ed eccoci quindi a presentare un cartellone che, seppur basato su un minor numero di comuni coinvolti rispetto alle passate edizioni, mantiene intatte le prerogative che ne hanno sancito sempre il successo : alta qualità e diversificazione delle proposte musicali, valorizzazione dei teatri storici restaurati, introduzione del jazz in piazze altrimenti scoperte per questo fondamentale linguaggio dell'ultimo secolo. Già, la qualità : questa è la condizione primaria per far sì che l'intera manifestazione rappresenti un momento culturale di alto livello, in grado di arricchire il patrimonio di conoscenze di ciascuno soggetto, esperto o semplice curioso, che si avvicini ai concerti e alla bellezza dei teatri ospitanti. Però tale prerogativa ha imposto la necessità di applicare in qualche sede un biglietto, a costi comunque ampiamente accessibili, e quindi di richiedere un piccolo sacrificio ai nostri spettatori. Non è stato infatti possibile garantire la gratuità dovunque, e di ciò ci rammarichiamo,  ma d'altronde la storia delle Strade del Jazz deve continuare!

Buon viaggio e buon ascolto

 

"OFF THE CHARTS" : TONOLO-POZZA-CONTE-NEMETH

Questa formazione, nuovissima nel panorama del jazz europeo, celebra l'incontro tra tre illustri jazzisti italiani e il batterista ungherese (ma naturalizzato Americano) Ferenc Nemeth. I nostri musicisti hanno bisogno di ben poche presentazioni, tanto sono noti al pubblico dei jazzofili. Ci piace solo ricordare la grande carriera che Pietro Tonolo e Andrea Pozza stanno vivendo pur avendo cominciato entrambi da giovanissimi, oltre trent'anni fa. Pietro, splendido tenorista e sopranista, ha suonato a lungo con Enrico Pieranunzi, Giovanni Tommaso, Franco D'Andrea, Rita Marcotulli, Massimo Urbani, Augusto Mancinelli, Henry Texier, Tony Oxley, e molti americani, tra i quali Gil Evans, Chet Baker, Joe Chambers, Gil Goldstein, Paul Motian, nella cui "Electric Bebop Band" è stato componente fisso. Andrea è leader di propri gruppi (trii, soprattutto), ed è superlativo nell'adattarsi a situazioni espressive le più diverse, da Harry Edison ad Enrico Rava, da Scott Hamilton a Sal Nistico, passando nell'accompagnamento di cantanti. Lorenzo Conte rientra nella schiera di quei musicisti solidissimi, di profonda cultura e sensibilità, che si piegano con umiltà al servizio della musica: da qui le collaborazioni con Gianni Basso, Tom Kirkpatrick, Robert Bonisolo, Lee Konitz , Paolo Birro e Eliot Zigmund, con i quali ha formato il pregevole "Spring Jazz Trio". Ferenc Nemeth è forse conosciuto al pubblico italiano per la sua decennale presenza nel trio "GilFeMa", accanto al chitarrista Lionel Loueke e al contrabbassista Massimo Biolcati. Ma il suo mondo espressivo si avventura in situazioni onnivore, passando attraverso Herbie Hancock, Wayne Shorter, Terence Blanchard, John Clayton, Jimmy Heath, The Henry Mancini Band, Mark Turner, Dave Samuels, Bud Shank, e numerosi altri, a riprova di un bagaglio tecnico impressionante che si accompagna ad una visione estetica  ad ampio raggio, in cui convivono mainstream, bebop, avanguardia, etnica, pop e rock.                                                                                                                        E' chiaro, quindi, che quattro personalità di questo tipo non potevano che incontrarsi, al di là di qualsiasi barriera o spartito, "Off The Charts", per l'appunto.

 

ELLERY ESKELIN TRIO NEW YORK

Figura tra le più interessanti della scena contemporanea, Ellery Eskelin nasce nel 1959 e prende in mano ben presto il sax tenore, spronato dalla madre, musicista professionista specializzata nell'Hammond B3. Nel 1983 si trasferisce a New York, dove comincia a guidare una serie di gruppi, soprattutto trii : con Drew Gress, contrabbasso, e Phil Haynes, batteria; con Joe Daley, tuba, e Arto Tuncboyaciyan, percussioni; e infine il più famoso, con il fisarmonicista Andrea Parkins e il batterista Jim Black, che lo vede incidere dischi per l'etichetta svizzera Hat Hut ed effettuare numerose tournee in tutto il mondo. Amante di situazioni insolite, Ellery ha fatto parte anche del gruppo "Baron Down" del batterista Jey Baron, basato sulla combinazione, del tutto originale, tra sassofono, trombone e batteria, e non disdegna di esibirsi addirittura in completa solitudine. Musicista d'avanguardia, in estrema sintesi, che vede nell'aspetto improvvisativo il punto focale della propria espressività, con il Trio New York Eskelin è voluto tornare al mondo degli standard, affrontati con la massima libertà possibile, mai lontana però da un profondo rispetto per l'impianto melodico originale. In tale contesto i suoi due partner offrono non soltanto un semplice sostegno ritmico, ma intervengono empaticamente sul lavoro del leader, creando una musica d'insieme dal forte impatto sonoro. Gary Versace è pianista e organista di spiccata personalità, assai richiesto per situazioni diverse; ha suonato, tra gli altri, con Maria Schneider, Dick Oatts, Sheryl Bailey, Donny McCaslin, John Scofield. Gerald Cleaver è batterista di grande versatilità e, alla pari di Eskelin, frequenta con successo ambiti "free" e quelli più tradizionali; ha avuto infatti come partner Craig Taborn, Roscoe Mitchell, Miroslav Vitous, Jeremy Pelt e, da ultimo, fa parte del prestigioso quartetto americano del grande trombettista polacco Tomasz Stanko.

 

JOEY DeFRANCESCO TRIO

Bambino prodigio già in grado di suonare in pubblico a dieci anni, candidato a due Grammy Award, vincitore dal 2002 del referendum annuale della rivista Down Beat come miglior organista del mondo : ecco Joey DeFrancesco , personaggio tanto eclettico - suona anche la tromba e canta con voce impostata da crooner - quanto concentrato in realtà sul terreno del blues, degli standard e dello swing, le caratteristiche vitali del grande jazz. Che poi sono state da sempre il terreno su cui si muoveva il mentore assoluto di Joey, vale a dire Jimmy Smith, di cui egli ha saputo raccogliere, come forse nessun altro, l'eredità stilistica.  La carriera di DeFrancesco è ricchissima di incontri straordinari, dobbiamo citare Ray Charles, Bette Midler, John McLaughlin (la band "Free Spirits"), Arturo Sandoval, George Benson, John Scofield, Joe Lovano e molti altri. Ha poi diretto trii prestigiosi, sempre con chitarra e batteria, sfondo perfetto per dar sfogo ad una ispirazione sfrenata ed instancabile, resa tale da un bagaglio tecnico da virtuoso.                                                                          Stavolta Joey avrà al suo fianco il chitarrista Steve Cotter , già con lunga esperienza accanto a cantanti del calibro di Bobby Caldwell e Steve Tyrell, e il grande batterista e percussionista  Ramon Banda , noto per aver fatto parte delle band di Poncho Sanchez, Dizzy Gillespie, Tito Puente, Cal Tjader, Freddie Hubbard, Mongo Santamaria, Celia Cruz, Eddie Harris, The Jazz Crusaders, Chick Corea e numerosi altri.                               Tutto ciò rende il trio unico nel suo genere, entusiasmante soprattutto dal vivo e quindi immancabile.

 

THE BAD PLUS

Dal 2001 i Bad Plus si sono imposti come uno dei trii più innovativi della scena mondiale . Ethan Iverson al pianoforte, Reid Anderson al contrabbasso e David King alla batteria sono riusciti in effetti a far compiere un balzo in avanti all'estetica del trio, accompagnati in questo anche da due altre formazioni similari, guidate da Brad Mehldau e dallo svedese EsbjornSvensson (il trio E.S.T.). La proposta musicale dei Bad Plus si differenzia per un approccio paritario verso un repertorio musicale apertissimo, in cui convivono poliritmie e ostinati, echi monkiani e inaspettate aperture melodiche, il tutto al servizio di un action playing in cui la profonda interazione tra i musicisti dà modo ai tre di esprimersi in inattesi cambi di tempi, improvvisi arresti e ripartenze, esplosioni sonore e pianissimi di affascinante spettacolarità. Tali peculiarità stilistiche non sono tuttavia mai fini a se stesse, ma entrano a far parte dell'economia di  un discorso musicale sempre coerente e lucido, tendente ad esaltare la composizione, sia originale o uno standard o un brano tratto perfino dal repertorio pop-rock. C'è chi li ha definiti "iconoclasti musicali", altri li hanno descritti come "geni e attori in ugual misura"; in ogni caso ci troviamo di fronte a tre musicisti che hanno saputo cogliere al meglio il senso della post-modernità , e quindi l'interazione tra linguaggi e culture diverse. Il successo ottenuto in tutto il mondo ha infine permesso ai Bad Plus di entrare nella scuderia di un'etichetta importante come la Columbia e di incidere dischi acclamati dalla critica internazionale.

 

WILLIE JONES III QUINTET "The Music of Max Roach"

Semplicemente, uno dei batteristi più richiesti sulla scena del jazz contemporaneo. Basterebbe soltanto una fugace occhiata alla sua storia : nato a Los Angeles nel 1968 in una famiglia di musicisti, Willie Jones III studia con Albert Heath e fonda nei primi anni '90 il gruppo "Black/Note", piuttosto noto agli intenditori di tutto il mondo, con il quale incide quattro dischi (uno per la mitica etichetta Impulse!) e gira in tournee dovunque, spesso aprendo la serata per Wynton Marsalis. Verso la fine del 1994 il batterista inizia una formidabile carriera di sideman, che lo porta a suonare subito con Milt Jackson, poi con Arturo Sandoval (1995-98), in seguito partecipa ad una seduta dello storico pianista Horace Silver, quindi collabora fino al 2005 con il trombettista Roy Hargrove. Parallelamente è ospite saltuario di gruppi guidati da personaggi del calibro di Sonny Rollins, Cedar Walton, Frank Wess, Dizzy Gillespie All-Star Big Band, Eric Alexander, Eric Reed, Bill Charlap, Michael Brecker, Herbie Hancock e Hank Jones. Considerato giustamente tra i batteristi più affidabili del jazz moderno, Willie Jones III deve molto a figure monumentali quali Philly Joe Jones, Art Blakey e, soprattutto, Billy Higgins, per l'estrema eleganza, la pulizia del tocco e la capacità di entrare nella musica di piccole formazioni. Stavolta lo troveremo come guida di un importante quintetto rivolto al materiale tematico legato ad un'altra icona della batteria moderna, Max Roach. Al suo fianco potremo ascoltare il trombettista Jim Rotondi , una delle colonne del gruppo "One For All", il nostro sassofonista Piero Odorici , a lungo partner di Cedar Walton e quindi perfettamente all'altezza di un compito così arduo, il pianista Denny Grissett , stabile nel quintetto di Tom Harrell, e poi con Steve Wilson, Jeremy Pelt, Russell Malone e Nicholas Payton, e infine il bassista Darryl Hall, la cui esperienza si è plasmata accanto a figure diverse, come i cantanti Carla Cook e Mark Murphy, la violinista Regina Carter, la Woody Herman Big Band, e molti altri nomi famosi. Un supergruppo, in definitiva, i cui componenti svolgono anche una proficua attività di leader, e la cui vasta conoscenza della storia del jazz saprà rendere unico un concerto che, fin dal titolo, si presenta degno della massima attenzione per l'ascoltatore.

 

LELLO PARETI QUARTET "THE ROAR AT THE DOOR"

Lello Pareti  svolge attività professionale dal 1986 ed è sempre stato molto presente sulla scena del jazz nazionale, anche in veste di leader. Tra le sue molteplici collaborazioni, possiamo ricordare quelle con il grande, mai dimenticato, pianista Luca Flores, e poi con Massimo Urbani, Tiziana Ghiglioni, Stefano Bollani (l'Orchestra del Titanic), Enrico Rava, Paolo Fresu, Barbara Casini, Rita Marcotulli, Bebo Ferra, Fabrizio Bosso, Chet Baker, Lee Konitz, Art Farmer, Gary Bartz, Kenny Wheeler, George Cables, insomma l'elenco sarebbe molto lungo. Ma Lello non è soltanto un eccellente strumentista, in grado di calarsi ottimamente nella musica di altri; è egli stesso un valente compositore e arrangiatore, e ne fanno fede le formazioni da lui dirette: prima quella con Antonello Salis, Stefano Cantini e Ferra che darà vita al disco "Il Circo" (2003), pieno di attestati critici a livello internazionale; e quindi quest'ultima "The Roar At The Door", con la quale sta ottenendo consensi entusiasti per le esibizioni dal vivo. Coaudiuvato da alcuni dei più bei nomi del jazz contemporaneo, qui Lello dà infatti libero sfogo ad una fantasia senza confini, in cui colori e combinazioni timbriche si intrecciano dietro una facciata solo di apparente anarchia, ma che in realtà riflettono la volontà di trovare l'ordine nel caos, coinvolgendo lo spettatore in fuochi d'artificio sonori, citazioni fulminee, grooves urbani e slanci melodici, il tutto condito da un peculiare senso dello humour. A tale scopo i suoi partner lo assecondano alla perfezione. Francesco Bearzatti , giudicato musicista europeo dell'anno 2011 dall'Accademia del Jazz di Francia, ha suonato con Giovanni Mazzarino, Stefano Battaglia, Aldo Romano, Gianluca Petrella e il suo "Tinissima Quartet" ha avuto unanimi riconoscimenti; Mauro Ottolini ha vinto il referendum 2012 indetto da Musica Jazz come miglior musicista italiano in assoluto e si divide tra proprie formazioni e collaborazioni prestigiose, come quelle con Carla Bley, Maria Schneider, Steve Swallow, Franco D'Andrea, Enrico Rava e Vinicio Capossela; infine Walter Paoli è nome ricorrente da anni in gruppi importanti , tipo Bollani, Rava, Fresu, Maria Pia De Vito, Rea e Dado Moroni.                                                                         Un quartetto all-stars, in definitiva, tutto da godere dalla prima all'ultima nota.

 

MARCO POSTACCHINI OCTET incontra FABRIZIO BOSSO

Per chi non lo ricordasse, Marco Postacchini è il sassofonista baritono della Colours Jazz Orchestra, eccellente formazione marchigiana ormai diventata, dopo collaborazioni prestigiose, una delle big band di maggiori capacità e più affidabili d' Europa (parole di Bob Brookmeyer). Quasi tutti i suoi componenti svolgono una parallela attività da solista o da leader, e Marco non sfugge a tale prerogativa, forte di una espressività poliedrica che si esalta dal confronto con l'intera famiglia della ance e del flauto. Padroneggiare un simile arco di possibilità rappresenta la spinta fondamentale nel dar vita ad una musica propria a largo raggio, nuova ed attuale nelle composizioni e negli arrangiamenti, ma allo stesso tempo ben consapevole della potenza del passato. Questo ottetto  ha al suo attivo già un paio di prove discografiche ed è perfettamente rodato, a tal punto da chiedere un contributo solistico ad uno dei nostri più grandi jazzisti, il trombettista Fabrizio Bosso . Fabrizio è ben noto ad appassionati e non. Curioso ed instancabile viaggiatore, egli pone la sua tromba scintillante, la tecnica che lascia a bocca aperta l'ascoltatore, lo stile sempre fresco e  pieno di idee, al servizio delle situazioni sonore più intriganti, dal duo con Antonello Salis fino all' orchestra, jazz o classica, passando per la collaborazione con cantanti "pop" come Nina Zilli e Filippo Tirincanti o il jazz latino del "Latin Mood" insieme con Javier Girotto. Una personalità eterogenea ed eccezionale, quindi, che ben volentieri si è confrontata con la musica di Postacchini, energica ed elegante, complessa nei suoi contrappunti sonori (memori della lezione del già citato Brookmeyer) eppure lesta a lanciare qualsiasi solista. E qui, accanto a Bosso, non possiamo evitare di citare il contributo dei fiati e della ritmica, tutti nomi di primo piano della scena nazionale, e perciò ben capaci di dar vita ad una sintesi originale di percorsi musicali diversi, completamente nuova nel panorama di oggi.                                                                   Dal titolo del recente disco che verrà presentato in questo concerto, Marco ci chiede "Do You Agree?". Sì, non possiamo che essere d'accordo con lui.

Presentazioni di Massimo Tarabelli

 

 
 
 

 

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