Ancona capoluogo? Sì, ma tutti contribuiscano a uscire dallo stallo

 

Il dibattito apertosi con l'approvazione della legge regionale per il riconoscimento di Ancona capoluogo è interessante e può rappresentare un crocevia importante non solo per la città, ma per l'intero territorio regionale. Ciò, ovviamente, a partire dalla messa al bando di anacronistici campanilismi e dall'assunzione da parte delle classi dirigenti locali di una visione di governo di più ampio respiro, che ponga la questione in termini politici, amministrativi e istituzionali.

Può sembrare scontato, ma non lo è. D'altro canto, Ancona ha il dovere di dimostrare con i fatti la propria autorevolezza. Se è vero, come ha sottolineato Adriano Ciaffi, padre nobile della nostra politica e fine intellettuale, che l'addossare la responsabilità di tutto ciò che non va ai capoluoghi è una tendenza nazionale e un segnale del clima di antipolitica che pervade l'Italia, certamente, per quanto riguarda il rapporto tra Ancona e le Marche, occorre un surplus di riflessione.

Chiunque sia dotato di onestà intellettuale, non può negare che gli attori istituzionali, economici e sociali marchigiani abbiano garantito in questi anni un impegno politico vero e senza titubanze per fare di Ancona un capoluogo compiuto. Un impegno, per dirla ancora con Ciaffi, volto a fare della città non solo il capoluogo regionale, ma la capitale dell'Adriatico. Ci siamo riusciti? In larga parte sì, basti pensare alla leadership che la città ha assunto nel percorso di costituzione della Macroregione Adriatica, ma molte potenzialità sono rimaste inespresse.

Credo che essere capoluogo non sia solo un mero titolo, ma significhi diventare perno dei processi, in particolare di quelli economici, garantendo servizi a un territorio ben più ampio del proprio. Paradossalmente, Ancona è riuscita ad assecondare i processi di modernizzazione sviluppatisi in questi ultimi venti anni - penso allo sviluppo del porto, all'accresciuto prestigio dell'Università, alla capacità di investire in nuovi settori economici spesso avulsi dalla sua tradizione come il turismo, alla crescita esponenziale di manifestazioni culturali - ma ha forse trascurato i nodi storici, soprattutto quelli che la mettono principalmente in relazione con le altre realtà territoriali e che ne determinano quindi il riconoscimento del ruolo. Su tutti l'annosa questione dell'incompletezza infrastrutturale, che ha purtroppo mortificato molte opportunità.

Credo, dunque, che sia da qui che vada ripreso il filo del confronto, viste le possibilità offerte dalla nuova legge regionale, che non riguarda solo le risorse stanziate per il 2400° anniversario di Ancona, ma la valutazione delle attività e dei servizi a favore di tutta la comunità regionale su cui impostare la futura programmazione degli interventi.

Concludo dicendo che ho sempre pensato che un capoluogo, per definizione, debba ambire alla propria centralità e al proprio protagonismo, ma aprendosi e dialogando con chi contribuisce a renderlo tale. Ora esiste davvero l'occasione di voltare pagina, anche rispetto ai rapporti con le comunità dell'area vasta e della regione. Speriamo che tutti ne colgano il valore fondamentale.

Ancona, 26 settembre 2013

Patrizia Casagrande Esposto
Commissario straordinario della Provincia di Ancona