Anniversario dei 2400 anni della citta' di Ancona

 

Intervento del commissario straordinario della Provincia di Ancona Patrizia Casagrande Esposto

 

Porta d'Oriente, spazio di approdo e dialogo tra culture diverse, territorio di passioni, luogo di forti tradizioni sociali, politiche e culturali che hanno segnato la crescita civile della nostra regione.

 

Una ricchezza che si sviluppa sul filo del racconto dei 2400 anni di questa città. Eppure Ancona rimane città dal fascino levantino, discreto e sornione, eternamente sospesa tra passato e presente, orgogliosa della sua millenaria storia pur senza farne sfoggio.

 

Un'indole che spesso, a torto, viene scambiata per una forma di chiusura verso il mondo esterno, ma che in realtà testimonia una volontà di offrirsi, un invito a farsi conoscere e scoprire nella sua naturale quotidianità, nel suo rapporto familiare e quasi domestico con le innumerevoli bellezze artistiche e paesaggistiche.

 

Un carattere forgiato dagli eventi di una storia che resta tutt'oggi legata al mare e al senso di pragmatismo proprio di una città che affonda le radici nell'economia mercantile, adriatica e mediterranea.

 

Non esiste, infatti, città o paese che non leghi il proprio nome a un'attività produttiva o a un sito industriale. Luoghi fisici che il tempo trasforma in simboli, al cui interno è possibile cercare e ritrovare i frammenti sociali di ogni singola comunità: la crescita economica del territorio, il progresso tecnico-scientifico dell'industria e le grandi passioni civili.

 

Per Ancona tutto ciò è rappresentato dal commercio, autentica vocazione cittadina e secolare eredità culturale tramandata di generazione in generazione, che si ritrovano nel vasto patrimonio architettonico del centro urbano e in prossimità dei rioni storici.

 

Penso al palazzo della Loggia dei Mercanti, di cui proprio pochi giorni fa abbiamo celebrato il decimo anniversario del restauro fortemente voluto dalla Camera di Commercio e dalle istituzioni locali e che ha permesso di restituire alla città un luogo simbolo della storia e delle origini di Ancona. Penso all'Arco di Traiano, emblema dell'apertura verso Oriente e oggi uno dei principali spazi di aggregazione culturale della città durante il Festival Adriatico Mediterraneo.

 

Ma penso anche a tanti altri luoghi e spazi fisici che raccontano questi 2400 e continuano a impreziosire la città: l'Anfiteatro romano, la Cittadella, il vecchio Faro, la Mole Vanvitelliana, il palazzo degli Anziani, il Monumento ai Caduti, il Teatro delle Muse, solo per citarne alcuni.

 

E poi le architetture religiose, testimonianza delle stratificazioni culturali che hanno scandito il passare dei secoli: i motivi stilistici romani e bizantini del Duomo di San Ciriaco, il neogotico della Chiesa di San Francesco d'Assisi, la settecentesca chiesa di San Domenico. Ma i luoghi della fede narrano anche dell'incontro tra popoli e comunità diverse.

 

E se parliamo di Ancona, non possiamo disconoscere il grande contributo al suo sviluppo sociale ed economico dato dalla vivace comunità ebraica, una delle più grandi d'Italia, i cui avamposti culturali sono oggi patrimonio di un'unica storia e di un'unica memoria.

 

Insomma, una città globale, che sembra quasi aver attraversato i secoli e le grandi trasformazioni sociali, politiche ed economiche restando fedele alla sua vocazione di apertura e di libertà che hanno contribuito a renderla famosa anche per gesta storiche di rilievo internazionale.

 

Ma se le radici sono profonde e robuste, i confini del presente - come accade per moltissimi altri territori - si fanno ogni giorno più incerti a causa di una crisi economica che non accenna ad allentare il morso.

 

Ancona, lo sappiamo bene, sta pagando amaramente la congiuntura negativa che ormai da oltre un quinquennio attanaglia anche la nostra regione. E proprio perché una giornata di festa, com'è quella di oggi, non deve far dimenticare i problemi ed anzi deve saperci rendere più uniti e solidali, lasciatemi esprimere sincera solidarietà a coloro che vivono in condizioni di maggiore difficoltà e sofferenza questo complicato momento storico.

 

Ai lavoratori del cantiere, da tempo impegnati per la sopravvivenza dell'arsenale dorico, orgoglioso simbolo del legame che unisce Ancona al mare e che per queste ragioni è diventata qualcosa di più di una battaglia per il posto di lavoro: un vero e proprio impegno per salvare un patrimonio e una storia comune. Chi saprebbe immaginare Ancona senza il suo cantiere?

 

Ma solidarietà va espressa anche a quanti, fuori dell'economia del porto, in questi anni hanno il posto di lavoro, ai commercianti e agli artigiani, principali interpreti del genius loci cittadino, che hanno dovuto abbassare le saracinesche e dismettere le proprie attività.

 

Una solidarietà senza alcuna retorica, ma che anzi rappresenta un invito a stringerci insieme intorno alla nostra comune storia, per ritrovare lì la forza di rialzarci, come Ancona, eterna fenice, ha saputo fare in varie epoche dai momenti più difficili e dalle gravi sconfitte.

 

Per questo, auspico che le celebrazioni per il 2400° anniversario della fondazione di Ancona possano costituire in primo luogo un momento di profonda e condivisa riflessione per tutta la città. Uno sforzo che deve sapere includere tutte le componenti sociali.

 

Il confronto, infatti, soprattutto quando pone al centro idee, progetti e prospettive che affrontano i bisogni di una città, è sempre un sano esercizio di democrazia e partecipazione, perché de-ideologizza i problemi e sposta l'accento sulla politica del fare. E noi, Ancona, ma anche il territorio provinciale e regionale, abbiamo un gran bisogno di questa politica.