"Ci sono temi che per il loro carattere tecnico o per il loro essere considerati a torto questioni di nicchia, passano sotto silenzio senza che la stragrande maggioranza della pubblica opinione se ne accorga. Sono generalmente quei temi che poi, sul terreno concreto, hanno una valenza, in termini di ricadute, particolarmente rilevante nei territori. È il caso, questo dell'entrata in vigore, lo scorso 17 ottobre, del terzo decreto correttivo del Codice degli appalti voluto dal governo Berlusconi, che di fatto costituisce il testo unico di riferimento in materia di contrattualistica pubblica per lavori, servizi e forniture. Tra le novità introdotte da tale decreto, infatti, ve ne è una che riguarda, anzi meglio, colpisce, i consorzi tra imprese artigiane. Di che cosa si tratta? È presto detto: le modifiche apportate alla precedente normativa impongono nella prassi abituale delle gare di appalto di importo non superiore al milione di euro, il divieto di contemporanea partecipazione, del consorzio e di tutte le imprese a questo iscritte. In pratica si va a estendere il divieto di contemporanea partecipazione del consorzio e della consorziata che questo rappresenta nella gara d'appalto, a tutte le altre imprese consorziate, quelle per cui il consorzio concorre e quelle per cui non concorre. In altre parole, si presume che la semplice iscrizione di un'impresa ad un consorzio, sottenda forme di turbativa d'asta. Gli addetti ai lavori sanno benissimo quanto l'applicazione di questa normativa risulti praticamente impossibile: basti pensare, solo per evidenziare una delle tante criticità, che l'ente appaltante dovrebbe verificare rispetto a tutte le decine di consorzi che partecipano a ogni gara, quali sono le loro consorziate e se tra esse qualcuna ha partecipato autonomamente, o in associazione, o in consorzio a quella gara! Ciò che più mi preme rilevare, però, è l'assoluta miopia politica di questo provvedimento, che in una fase recessiva come quella attuale, rischia di penalizzare ulteriormente il sistema delle imprese artigiane e in particolare quelle economie locali di cui le stesse costituiscono la spina dorsale come nel caso delle Marche e della provincia di Ancona. I consorzi tra imprese artigiane, infatti, sono l'espressione consortile tipica dell'imprenditoria artigiana, al fine di accedere al mercato degli appalti pubblici - altrimenti ad esse precluso - notoriamente più selettivo di quello privato in ragione della peculiarità dei requisiti tecnici ed economici che le imprese che vi operano sono chiamate a possedere. Tutto ciò mi fa propendere a pensare che dalle parti del governo nazionale, il sostegno alle imprese è considerato più un argomento da campagna elettorale che non una leva di sviluppo per rilanciare la crescita e favorire l'occupazione. È evidente che, al di là delle enunciazioni di principio, il governo dimostra ancora una volta di essere lontano anni luce dai bisogni del mondo del lavoro, nella sua più ampia accezione". Patrizia Casagrande Esposto Presidente della Provincia di Ancona