Consegna delle Stelle al Merito del Lavoro 2013

 

Intervento del commissario straordinario della Provincia di Ancona Patrizia Casagrande Esposto

 

È per me motivo di orgoglio politico e istituzionale rappresentare la Provincia di Ancona in questo consesso, al cospetto di coloro che nel corso di quest'ultimo anno si sono distinti nel mondo del lavoro per la passione, l'operosità e la capacità nel dare il proprio contributo alla crescita economica certo, ma anche sociale e civile della nostra regione. Qualità professionali, etiche e morali che oggi giustamente vengono riconosciute dal mondo istituzionale nella sua più autorevole espressione rappresentata dal Presidente della Repubblica.

 

Mai come in questo momento di grandi e gravi incertezze, la data del 1° maggio, così come quella del 25 aprile celebrata pochi giorni fa, acquista particolare significato. Date che ci invitano a riflettere sullo stato del nostro paese, sul disagio patito da milioni di giovani, precari e disoccupati, per un futuro che resta un eterno orizzonte, sempre più difficile da afferrare. Ma sono date che ci invitano a meditare, purtroppo, anche sulle paure di chi un lavoro ancora ce l'ha e rischia di perderlo e sui tanti, troppi drammi di coloro che, dopo averlo perso, non hanno potuto o saputo dare altro significato alla propria esistenza.

 

C'è davvero da chiedersi se il lavoro sia ancora, come previsto dalla Costituzione, il principio fondante dell'ordinamento repubblicano e se sia ancora quello strumento, quella condizione ineludibile per tutelare il riconoscimento universale della dignità, della libertà e dei diritti sociali e civili di milioni di donne e uomini del nostro Paese.

 

È certamente un dato positivo che il nuovo governo abbia definito come "prima priorità" misure urgenti per il lavoro, facendo intendere un allentamento di quella austerity che, purtroppo, ha in parte contribuito a mettere in sicurezza i conti pubblici ma ha anche congelato la ripresa economica che inizia timidamente a mostrarsi nel resto del continente. È necessario fare in fretta, perché l'emergenza lavoro rischia di mandare definitivamente in frantumi ciò che resta della coesione sociale, con gravi rischi per la stessa tenuta democratica del paese.

 

Da ultimo, mi sia consentito di ricordare anche un fenomeno che i fari accesi sulla crisi dell'occupazione hanno contribuito a far scivolare in secondo piano: quello delle morti sul lavoro. Mentre in queste ore in molti luoghi si stanno svolgendo manifestazioni analoghe alla nostra per la consegna delle stelle al merito del lavoro, da altre parti la stessa onorificenza viene assegnata alla memoria di quei tanti, troppi lavoratori che quasi quotidianamente affrontano l'estremo sacrificio perdendo la vita sul lavoro, piccoli e deboli anelli di una tragica ed inaccettabile catena di morti bianche.

 

Non è un paese civile quello che guarda inerme, a volte persino indifferente, questi lutti che colpiscono ogni anno migliaia di famiglie. Le istituzioni in primo luogo non possono e non devono alzare la bandiera bianca della resa, né possono e devono vivere questa emergenza con doloroso senso di fatalismo.

 

Reagire è una necessità e un imperativo categorico che non possiamo non assumere, ciascuno per la propria competenza, in un agire amministrativo sinergico e volto ad innalzare il livello qualitativo e quantitativo delle politiche di prevenzione.