5 giugno - Giornata mondiale dell'ambiente
Quest'anno la Giornata mondiale dell'Ambiente, istituita dall'Onu per ricordare
la Conferenza di Stoccolma del 1972 da cui prese le mosse il Programma ambiente
delle Nazioni Unite (Unep), ci consegna un'occasione in più per
riflettere.
Il dramma ecologico che in queste settimane ha investito le
regioni che si affacciano nel golfo del Messico, è un monito al genere umano,
che ci ricorda quanto il futuro del nostro pianeta dipenda dalle politiche di
crescita e sviluppo messe in atto dai governi e dalle amministrazioni
locali.
Mi sembra, però, che esista un problema in più, ed è quello
legato alla scarsa percezione dei rischi che provengono da uno sfruttamento
distorto delle risorse naturali del pianeta e all'impegno individuale e delle
piccole comunità per invertire una serie di tendenze economiche e sociale che,
di anno in anno, mostrano sempre più brutalmente la loro
insostenibilità.
Sul fatto che nel corso del tempo, in termini
quantitativi la coscienza ambientale sia cresciuta e che oggi esista una
maggiore consapevolezza sull'importanza che rivestono le politiche ambientali,
non solo per il mantenimento della qualità della vita, ma anche come opportunità
di crescita economica, credo non esistano dubbi.
Piuttosto, ciò che
preoccupa è la qualità di questa coscienza, spesso prigioniera di interessi
particolaristici e di egoismi locali che finiscono per minare i tentativi di
governare fenomeni per loro natura di dimensioni planetarie, o quanto meno
sopranazionali. Dinamiche facilmente riproducibili anche in ambiti
intra-territoriali e dove le vertenze per la tutela della salute pubblica e la
salvaguardia dell'ambiente, non presuppongono, e anzi spesso prescindono, da
un'ineludibile visione di ampio respiro.
Basti pensare alle tante
degenerazioni del "pensare globale e agire locale" in quelle modalità di agire
sociale identificate come Nimby (Not in my backyard, non nel mio giardino), o a
quella che in questo momento è la questione ambientale principe in Italia:
l'utilizzo dell'energia nucleare. Alzi la mano chi, da nord a sud, non ha mai
sentito convinti sostenitori del nucleare giurare solennemente che in quel tal
luogo, che solitamente coincide con il proprio collegio elettorale, mai e poi
mai si realizzerà una centrale. Un atteggiamento che può far leva sui diffusi
sentimenti egoistici, e per questo speculari a chi li compie, di quella
comunità, e non sono poche, che vista allontanarsi la minaccia, soddisfatta
torna a chiudersi in se stessa.
Quella che abbiamo di fronte, dunque, è
in primo luogo una sfida culturale che chiama tutti a una responsabilità sulle
scelte individuali e collettive, che investono stili e costumi di vita
consolidati, ma che soprattutto richiedono un radicale cambio di mentalità e di
approccio alle tematiche ambientali. Un sfida che, prima ancora che le soluzioni
ai singoli problemi, dovrebbe provare a costruire un'educazione ambientale sulla
quale fondare un'azione di governo capace di coniugare crescita e conservazione
dei beni comuni per garantire diritti e futuro alle generazioni che verranno.
Ancona, 4 giugno 2010