
ANCONA - "Riprendersi il futuro", questo il titolo del seminario nazionale
organizzato dalla Provincia di Ancona, in collaborazione con l'associazione
"Donne e Giustizia" e con la cooperativa sociale "La gemma", sull'inserimento
lavorativo delle donne vittime di violenza, svoltosi questa mattina al Rettorato
dell'Università di Ancona . Proprio l'associazione "Donne e Giustizia" e la
cooperativa sociale "La Gemma", sono le realtà che in questi ultimi anni hanno
affiancato il lavoro della Provincia su questo delicato fronte. La prima
seguendo a livello provinciale il centralino 1522, il servizio pubblico pensato
e nato nell'intento di fornire ascolto e sostegno alle donne vittime di
violenza, la seconda con la gestione della casa rifugio locale.
L'evento,
che ha avuto anche il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri e
della Regione Marche, ha visto la presentazione del progetto Arianna, il
programma di interventi del Dipartimento nazionale per le pari opportunità per
la costruzione della Rete nazionale antiviolenza, del quale la Provincia di
Ancona è uno dei 22 territori pilota individuati dal Dipartimento stesso, in
virtù del protocollo d'intesa "Progetto donna" firmato nel 2006 e che coinvolge
numerose ben 22 comuni del nostro territorio, l'Asur Marche, l'Azienda
Ospedaliera, la questura di Ancona, il Comando regionale dei Carabinieri e
diverse organizzazioni del privato sociale.
Al centro dei lavori, aperti
dai saluti della presidente della Provincia di Ancona Patrizia Casagrande e
dall'assessore regionale Stefania Benatti, le modalità di reinserimento delle
donne vittime di violenza nella società, una volta cessata la fase emergenziale
dell'accoglienza nelle strutture rifugio.
"Grazie al lavoro svolto in
questi anni - ha affermato l'assessore provinciale alle Pari opportunità Eliana
Maiolini - oggi abbiamo nel nostro territorio un'organizzazione funzionante
capace di intervenire sul terreno della prevenzione e dell'accoglienza delle
donne vittime di violenza. Ciò non deve farci abbassare la guardia, anche perché
i dati in nostro possesso rappresentano solo la punta dell'iceberg di un
fenomeno che è ancora in larga parte sommerso. Però è necessario iniziare a
lavorare anche sul terreno di come ridare concreta autonomia alle donne che
hanno vissuto questa terribile esperienza, che non può prescindere
dall'inserimento lavorativo e, successivamente, da un'occupazione
stabile".
Ancona, 7 maggio 2009