Precari pubblico impiego, Casagrande: "Ultimo affondo del governo"

 
L'alto indice di gradimento nei sondaggi raggiunto dal ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta è il frutto maturo di un Paese che sta smarrendo la propria cultura politica cedendo terreno all'antipolitica, vede appannarsi i propri valori costituzionali a discapito di pulsioni a-democratiche, decompone lentamente il proprio tessuto sociale favorendo l'estremizzazione dell'individualismo.

La demagogia scatenata con successo dal governo contro il pubblico impiego non ha precedenti nella storia repubblicana e questo, in un Paese dove certo problemi e disfunzioni all'interno del sistema pubblico non mancano, è fonte di notevole popolarità. Ma è davvero una riforma che va nella giusta direzione quella del ministro Brunetta? O, per meglio dire, davvero l'arretramento dei diritti acquisiti da una categoria di lavoratori, che altro non è se non la sospensione del processo storico che vede progredire le condizioni materiali del lavoro, è propedeutico a una pubblica amministrazione pienamente rispondente alle esigenze dei cittadini?

La mia risposta è un no inequivocabile, fondato su anni di attività amministrativa che mi hanno permesso di maturare un'esperienza di reale e profondo confronto con questa realtà a cui, senza sottacere le distorsioni, vanno riconosciuti professionalità e meriti quotidianamente messi al servizio della comunità. Ma è un no soprattutto per ragioni funzionali. L'accecamento collettivo prodotto dalla miscela di falso moralismo e ingannevole egualitarismo di cui si compone la filosofia politica alla base delle scelte compiute dal governo sul pubblico impiego, non permette di considerare gli effetti, questi sì davvero immediati, che mettono a rischio la qualità e la stessa esistenza dei servizi pubblici.

Queste due ragioni sulle quali si afferma il mio netto dissenso sono perfettamente riscontrabili nell'ultima decisione di emendare l'ormai famigerato disegno di legge 1441 collegato alla Finanziaria 2009 con il taglio delle assunzioni per non meno di 50 mila precari dello Stato. Un provvedimento che si configura come un vero e proprio attacco dal duplice obiettivo: da un lato le migliaia di lavoratori che, secondo quanto stabilito dalle ultime due Finanziarie del governo Prodi, avevano già maturato tutti i requisiti per la loro stabilizzazione professionale (fatto che ad esempio nella nostra Provincia ha permesso di procedere a varie assunzioni di ruolo) e, dall'altro, i servizi garantiti da questi stessi lavoratori, magari con l'idea, chissà, di una futura progressiva privatizzazione dalle ricadute in termini di aumento di costi facilmente immaginabili. Una rivoluzione, a detta del governo, ma che somiglia tanto a una reazione.


Patrizia Casagrande

Presidente della Provincia di Ancona


Ancona, 30 settembre 2008